Tallio, veleno spietato ma i piccioni non han colpa

Comunicato stampa

04.10.2017

  Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni della Maugeri, che ha identificato la sostanza  nei casi mortali di Desio (Mb), risponde ad alcune domande.
    Che cos’è “Il Tallio è un costituente minore di molti minerali, ubiquitario in natura in piccole concentrazioni, anche nell’organismo umano: normalmente presente, in piccolissime quantità, anche nei prodotti di combustioni che escono da camini/canne fumarie. È un veleno importante e potente: meno di 15 mg/kg possono essere letali, probabilmente anche solo circa 200 mg in persone anziane. È un veleno che entra nelle cellule e provoca danni interagendo con molecole a livello subcellulare: è innanzitutto neurotossico (a livello del sistema nervoso centrale e di quello periferico), ma è anche cardiotossico e dannoso su molti altri sistemi e apparati.   Come si manifesta Nell’intossicazione acuta i primi sintomi sono gastrointestinali: violenti dolori addominali, vomito, diarrea. Dopo 24-48 ore possono progressivamente comparire confusione mentale, convulsioni, coma, parestesie importanti specie agli arti inferiori, debolezza muscolare progressiva e neuropatia periferica sensitivo-motoria, insufficienza respiratoria. Nei casi non letali, dopo circa quindici giorni si ha perdita dei capelli”.   Fonti di intossicazioni “Da molte parti, si è insistito sulle deiezioni dei piccioni, come fonte di intossicazione. Ma è un’interpretazione del tutto fantasiosa. Non conosco lavori scientifici che lo riportino ma essendo una sostanza fortemente intossicante la presenza negli escrementi sarebbe essa stessa un marker di avvelenamento. Probabile che, in passato, sia stato usato per avvelenare i piccioni. Il Tallio era infatti in commercio prevalentemente come topicida ma oggi è proibito e non più disponibile, a meno che qualcuno abbia conservato per decine di anni vecchi prodotti in cantina/garage. Era presenta anche in alcune creme depilatorie ma, anche questo caso, proibite e non più disponibile da decine di anni)           Casistica “I casi (sempre rari) che abbiamo avuto negli ultimi 20-30 anni sono risultati tutti correlati a ingestione (accidentale o non accidentale) di sali di Tallio finiti in qualche modo in alimenti/bevande”.   Cure “Prima di tutto è difficile da diagnosticare - ecco il ruolo unico nel Paese dei Centri Antiveleni della Maugeri, specie di quelli in grado di disporre di diagnostica analitica anche per veleni rari, come in questo caso del Tallio -, e poi è difficilissimo da trattare”.    Antidoti “Non esiste un antidoto con azione rapida: oltre ai trattamenti sintomatici e di supporto, si può solo cercare di decontaminare il tratto gastrointestinale per prevenire l’assorbimento (entro poche ore dall’ingestione, al momento dei sintomi gastroenterici) e poi favorire e velocizzare l’eliminazione del Tallio già assorbito attraverso un meccanismo particolare di “dialisi gastrointestinale” attraverso somministrazione continua di un antidoto particolare (che in questo caso abbiamo fornito in urgenza all’ospedale che ne necessitava). Questo trattamento può richiedere mesi.  Nei casi che sopravvivono, non sempre il recupero è totale (specialmente per quanto riguarda gli effetti neurotossici)”.

Centro Antiveleni, laboratori