I CENTRI DI SVEZZAMENTO

I Centri di Svezzamento degli Istituti di Fondazione Maugeri di Pavia, Lumezzane, Montescano e Veruno, primi in Italia, operano da oltre 20 anni con grandi risultati. Un lavoro lento, di cura e pazienza; un approccio culturale che richiede tempo e dedizione al malato, seguendo ritmi e necessità diverse per ciascuno.
 
Li chiamano Centri di Svezzamento, Unità di Terapia Respiratoria Prolungata, Unità ad Alta Dipendenza, Unità di Terapia Respiratoria Intensiva e se ne trovano pochi esempi in Italia (gli Istituti di Fondazione Maugeri e poche altre strutture presenti a Gaiato -MO-, Volterra -PI-, Firenze e Trieste) qualche esempio in Germania e in Francia, e molti esempi in USA (anche se i reparti sono molto diversi). Eppure la loro utilità, tanto per i pazienti quanto per i bilanci, è da tempo dimostrata.
Nel caso di Fondazione Maugeri si tratta di Centri di terapia sub-intensiva, ambienti “protetti” per il trattamento di pazienti in fase post-critica ma ancora dipendenti dal ventilatore polmonare meccanico e che richiedono le cure di professionalità specialistiche con un livello di assistenza minore rispetto ai pazienti dei tradizionali ambienti intensivi per acuti.
“Gli studi svolti negli ultimi 15 anni - spiega il dottor Michele Vitacca, responsabile dell’U.O. di Pneumologia Riabilitativa dell’Istituto di Lumezzane - sono principalmente volti a dimostrare, attraverso l’analisi dei principali esiti clinici e dello staff impiegato nell’esperienza dei centri di svezzamento esistenti, che spostando i pazienti in fase sub-acuta dai reparti di terapia intensiva ai reparti di terapia sub-intensiva e avviandoli all’autonomia dal ventilatore meccanico, vi sarebbe un ingente risparmio di risorse, una significativa riduzione dei costi, oltre che un notevole miglioramento delle condizioni e della qualità di vita dei pazienti stessi. Tali reparti mirano in sostanza ad alleviare la congestione di posti letto nelle unità di terapia intensiva, mantenere un elevato livello di assistenza infermieristica per rispondere ai cambiamenti improvvisi delle condizioni cliniche del paziente e offrire un approccio multidisciplinare riabilitativo. Essi aspirano ad assumere il ruolo di “ponte” verso programmi di assistenza domiciliare o altre opportunità di assistenza continua (ad esempio assistenza domiciliare integrata, telemedicina o le unità per lunga degenza)”.
 
Di fatto però, il processo di svezzamento non necessita della quantità di risorse richieste dalle fasi più acute delle malattie. Attraverso professionalità specifiche e metodiche diagnostiche non comuni in un reparto di terapia intensiva generale, i centri ad alta specializzazione, dedicati alla identificazione e alla soluzione dei problemi che determinano la dipendenza del paziente dal ventilatore meccanico, sono in grado di ridurre il tempo speso in ventilazione meccanica da parte del paziente e le complicanze conseguenti a questa. Inoltre, sottraendo gruppi ben selezionati di pazienti a basso rischio ai reparti di cura intensiva, si vengono a creare nuovi posti letto per pazienti in fase acuta.
 

La selezione del paziente svezzabile
La scelta del paziente da inserire presso i Centri di svezzamento avviene attraverso una valutazione con apposite scale che misurano la gravità dei pazienti candidati (livelli di assistenza e sorveglianza necessari, gravità clinica, livelli di non autosufficienza per alcune condizioni della vita quotidiana). Vengono ammessi pazienti provenienti da terapie intensive generali con necessità mediche e infermieristiche cronicamente critiche e con persistente rischio di complicazioni letali che richiedono una rapida diagnosi e un pronto trattamento. Sono anche ammessi pazienti instabili provenienti da reparti riabilitativi, pneumologici e internistici che richiedono uno stretto monitoraggio delle condizioni cardiorespiratorie affinchè, qualora le condizioni lo richiedessero, sia possibile instaurare una terapia conservativa e ventilatoria non invasiva. Tale servizio è riservato a pazienti con malattia potenzialmente recuperabile. 
Sono invece esclusi, in quanto di stretta competenza intensivistica, pazienti emodinamicamente instabili, affetti da qualsiasi causa di shock, pazienti portatori di patologia neurologica e traumatica cranica acuta, pazienti portatori di insufficienza multiorganica, portatori di gravi complicanze post-operatorie e pazienti affetti da sindrome da distress respiratorio.
Criterio fondamentale di selezione è la dipendenza dal ventilatore meccanico tramite tracheotomia. Alla luce di quanto appena detto, assume particolare importanza la pratica del metodo di ventilazione non invasiva come metodica preventiva della intubazione e come tecnica di di svezzamento introdotta presso gli istituti di Fondazione già dalla fine degli anni ’90. Tale metodo prevede l’impiego di maschere collegate a ventilatori che evitano al paziente la tracheotomia e consentono maggiore autonomia, seppur limitata. Altri criteri di inclusione sono la stabilità clinica e la capacità potenziale di beneficiare di un programma di riabilitazione. 
I gradi di gravità dello svezzamento
  • Facilissimo: entro le 24 ore
  • Difficile: entro 7 giorni
  • Prolungato: oltre i 7 giorni; in media fino a circa 20-25 giorni
Un paziente che non riesce ad acquisire l’autonomia dalla macchina in 40-60 giorni è considerato non svezzabile. In questi casi si procede con la preparazione alla domiciliarizzazione.